Sito Archeologico di Vereto

Testo di Marco Cavalera

Sito Archeologico di Vereto

Testo di Marco Cavalera

Vereto, centro messapico identificato con la mitica Hyrie (la città madre della Iapigia secondo lo storico greco Erodoto), sorgeva su un altopiano a 140 metri s.l.m., lungo il percorso della via Sallentina.

La posizione strategicamente ottimale permetteva ai suoi abitanti di controllare l’intera piana sottostante che da Torre Vado si stende sino a Santa Maria di Leuca e un’ampia area compresa tra gli odierni centri urbani di Montesardo e Castrignano del Capo.

Le ricerche archeologiche e i rinvenimenti fortuiti, effettuati nel territorio, hanno consentito di ricostruire la sua articolata storia insediativa d’età iapigio-messapica, a partire dalla prima età del Ferro fino alla romanizzazione del Salento, quando la città divenne municipium.

La presenza di ceramica d’impasto dell’età del Ferro e il rinvenimento di resti di capanne attestano una frequentazione a partire dal IX sec. a.C.

La fase arcaica è documentata da frammenti di ceramica di produzione locale e da alcune iscrizioni in lingua messapica, incise su cippi in calcare provenienti da contesti funerari.

In età ellenistica l’area dell’insediamento venne cinta da mura in grandi blocchi isodomi di calcare. Il tratto maggiormente conservato è visibile, per un’altezza massima di quattro filari, in corrispondenza del limite sud-occidentale dell’abitato antico.

I blocchi di calcare sono messi in opera alternativamente di testa e di taglio, secondo una tecnica costruttiva già nota in ambito messapico.

Alcune indagini archeologiche, effettuate lungo la via vicinale Usca Pagliare, hanno riportato alla luce parte delle imponenti fondazioni della cinta muraria.

Si tratta di un muro pieno largo circa 4 metri, costituito da tre file di blocchi squadrati posti di testa e di taglio; lo spessore e la lunghezza dei blocchi risultano costanti (m. 0,32 x 1,57), la larghezza varia dai m. 0,90 dei blocchi di taglio ai m. 0,50 dei blocchi di testa.

Le mura cingevano una superficie di 145 ettari, al cui interno si sviluppavano nuclei di abitato alternati a zone libere, destinate all’agricoltura e al pascolo.

Nell’area archeologica veretina si rinvengono numerosi blocchi, spesso riutilizzati nei muri a secco, e strutture ancora parzialmente interrate, che potrebbero appartenere a edifici messapici costituiti dai tipici ambienti a pianta quadrangolare con fondazioni in blocchi squadrati, alzato in spezzoni lapidei e copertura in tegole.

l'approdo di torre san gregorio

L’approdo di riferimento di Vereto era Torre S. Gregorio, suggestiva baia protetta dai venti dei quadranti settentrionali, orientali e meridionali e ben fornita di sorgenti.

Le vestigia archeologiche sono visibili alla base del ripido pendio che porta all’insenatura. Si tratta di due tratti di fondazioni o camminamenti di servizio all’approdo, entrambi in blocchi di carparo. 

Il primo è ubicato sul declivio, perpendicolarmente alla linea di costa, lungo il costone meridionale del canalone che continua sotto il livello del mare.

Il secondo allineamento è parallelo alla linea di costa. Il tratto conservatosi è costituito da cinque conci su due filari non uniformi.

Circa sei metri più a sud-ovest si nota il “negativo” di un blocco cavato o asportato, e un altro blocco isolato, disposto di taglio e con lo stesso orientamento del tratto descritto.

Potrebbe trattarsi dei resti smembrati di un allineamento molto più consistente, che fiancheggiava la riva meridionale dell’insenatura seguendo un percorso più o meno rettilineo a quota 2,5 metri s.l.m.

Procedendo verso ovest, cioè verso la punta del promontorio, si incontra un pozzo di acqua dolce, mentre una sorgente si trova presso la riva.

La baia dovette essere frequentata, a partire dall’età messapica, da navi che percorrevano la rotta Grecia-Italia attraverso Corcira, il basso Adriatico e il Capo Iapigio.

Il piccolo porto messapico subì delle profonde trasformazioni in età tardorepubblicana, quando furono realizzate alcune strutture di servizio per l’approdo, datate al II sec. a.C.

bibliografia

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