torri costiere del salento meridionale

A cura di Marco Cavalera

inquadramento storico

Il sistema difensivo della Puglia, a partire dal tragico episodio di Otranto del 1480/81, si caratterizzava per una situazione di insicurezza e precarietà, dovuta al fatto che le strutture fortificate risalivano per lo più alla metà del XV secolo, ossia all’assetto difensivo definito e voluto dagli aragonesi.
Nel 1484, con il Salento ancora ferito per quanto accaduto ad Otranto qualche anno prima, i Veneziani occuparono la penisola, dopo essere sbarcati presso Mancaversa (Marina di Taviano).

Tra il 1522 e il 1532 Taurisano venne ripetutamente saccheggiata, come attestato dai documenti storici che registrano un calo sensibile di popolazione nell’arco di un decennio (CORTESE 2010).

Nel 1537 i Turchi, guidati dal pirata algerino Khair-ed-Din (detto il Barbarossa), attaccarono le coste meridionali della penisola salentina, distruggendo Castro, Marittima e, sull’opposto versante ionico, Ugento.

Gli anni successivi si caratterizzarono per le continue incursioni dei pirati turchi sulle coste del Salento. Al 1543 risale lo sbarco nei pressi della Marina di Morciano di Leuca, con i Turchi che si spinsero nell’entroterra alla volta di Presicce. Nel 1544 giunsero, invece, sulle coste gallipoline e, tre anni dopo (il 22 luglio del 1547), ben quattrocento pirati - condotti da Dragut - sbarcarono nei pressi dell’attuale Torre Pali e saccheggiarono Salve e i paesi limitrofi, fino a Gagliano del Capo dove molti cittadini - radunati in chiesa - furono uccisi, mentre altri vennero deportati come schiavi (CAZZATO 1989).

Il reggente Ferrante Loffredo, per contrastare l’incombente minaccia turca (a suo parere più vicina alla rapina che alla pirateria vera e propria), propose di istituire un esercito di cavalieri a difesa del territorio “dagli insulti delle armate barbaresche”.

Ma i Turchi non erano un’orda di barbari, così come può sembrare nell’immaginario collettivo; un documento del 1686, a tal proposito, attesta la scaltrezza di questi pirati che, in alcuni casi, dopo aver nascosto le loro navi, raggiungevano i casali dell’entroterra “vestiti alla francese, parlando la lingua italiana” e, presentandosi alla gente locale come pellegrini bisognosi, ne approfittavano per depredare e saccheggiare la popolazione che, ingenuamente, li aveva accolti all’interno delle possenti fortificazioni che cingevano i paesi (CORTESE 2010).

Di questa situazione era perfettamente consapevole anche il Vicerè don Pietro di Toledo, che nel 1532-33 ordinò ai suoi sudditi di costruire qualche torre costiera come, ad esempio, quelle a sud di Otranto e, forse, la torre del porto di Novaglie, la cui esistenza è documentata prima del 1565 (CAZZATO 1989).

La presenza di queste strutture di avvistamento sembra essere - sporadicamente - attestata anche prima della metà del XVI secolo, già in età sveva ed angioina. Si tratta, tuttavia, di torri erette da privati o da università, che vennero incamerate dallo Stato in cambio di un rimborso a chi aveva sostenuto le spese di costruzione.

Il susseguirsi di attacchi dei Turchi sulle coste del Regno indusse il Re Carlo V ad ordinare al Vicerè don Parafan de Ribera di erigere - tra il 1563 e il 1569 - le torri costiere della penisola salentina, sia sul lato adriatico che su quello ionico. L’impegno economico per la realizzazione e la gestione di questo impegnativo programma di difesa delle coste era a carico dei casali dell’entroterra, “ad eccezione delle terre lontane più di 12 miglia dalla marina” (CAZZATO 1989). Le università che non pagavano il contributo per la costruzione delle torri, nei tempi stabiliti, si vedevano sequestrati dai commissari regi beni di cittadini, venduti poi all’asta.

Il ruolo fondamentale delle torri era quello di trasmettere segnali di pericolo e di allarme ai centri abitati dell’entroterra e alle masserie fortificate, anche se da sole esse non erano sufficienti a difendere il territorio dal nemico che veniva dal mare. In un documento di fine XVII secolo, infatti, si esortavano gli amministratori comunali a munirsi di munizioni e di armi (CORTESE 2010).

A presidiare le torri vi era un “capo torriero” (caporale) e tre guardiani dipendenti, che percepivano una retribuzione di 4 ducati il primo, di 3 gli altri. La difesa veniva messa in atto grazie alle armi da fuoco in dotazione ovvero: smeriglie (cannoni a palle), archibugi e alabarde.

La tecnica di costruzione della torre era analoga a quella utilizzata per le strutture trulliformi in pietra a secco. Si realizzava, infatti, la struttura senza impalcatura, ma predisponendo soltanto un mucchio di terra e pietre locali, corrispondente al volume del vano terreno. Le torri più antiche, costruite con pietre informi attorno alla metà del ‘500, si caratterizzano per una base troncoconica, coronata da un cordolo su cui si innestava la parte cilindrica; quelle successive, costruite su disposizione degli ingegneri regi, erano di forma quadrangolare.

Le torri erano di varia forma e dimensione; sulla base troncoconica si innalzava la parte superiore a forma cilindrica, costituita da un unico vano, con una cisterna per la raccolta delle acque piovane. Considerata la distanza dai centri abitati, sul terreno circostante venivano realizzati ambienti per la conservazione delle derrate alimentari.

Le torri cominciarono ad essere disarmate nella prima metà del XIX secolo, con la fine delle incursioni saracene nel territorio salentino.

torri costiere del salento meridionale

torre di andrano

La torre costiera di Andrano è ubicata nell’omonima marina, a 17 metri s.l.m.

La torre, denominata anche di “Ripa”, si presenta attualmente come un rudere dalla base troncoconica (diametro: 11 metri), con una cisterna annessa. La struttura, realizzata con pietrame irregolare e conci di tufo, era collegata visivamente a nord con Torre Capo Lupo (Comune di Diso) e a sud con Torre del Sasso (Comune di Tricase).

Il Vicerè Parafan de Ribera nominò lo spagnolo Andrea de Leon caporale della torre il quale, nel 1577, cedette l’incarico alla R. Corte per motivi di salute.

Nel 1594 risulta caporale Consalvo Martines, che effettuò alcuni acquisti di terre nell’agro di Andrano, tra cui una casa con annesso orto.

Nel 1661, il caporale della torre di Ripa, Leonardo Rizzo di Andrano, rinunciò all’incarico di custode della torre, chiedendo alla R. Corte di provvedere alla sua sostituzione (COSI 1989).

torre sasso (tricase)

La torre del Sasso sorge su un’alta falesia, a nord di Tricase Porto, a 116 metri s.l.m. La struttura è raggiungibile grazie ad un tratturo che, dalla Masseria del Mito, si snoda per circa un chilometro in direzione di Levante.

Essa presenta una pianta quadrata e - attualmente - e gran parte della struttura risulta in avanzato stato di crollo.

L’Università di Tricase, il 4 maggio 1584, nomina due procuratori per riscuotere presso il Percettore quanto da essa già pagato, per i primi quattro mesi dell’anno, al caporale e ai soci della Torre del Sasso, sita nel territorio dell’Abbazia del Mito.

Quattro anni dopo sono i signori Andrea Dos, Matteo Coti e Lupo Antonio Mellacca a ricevere - dalla medesima Università - il compenso per il primo quadrimestre.

Nel 1609, invece, è documentato un matrimonio tra il caporale della torre Francesco Cesario e Margherita Martines.

Nel 1614 il sindaco di Tricase, Antonio Simeone, rilascia procura a Giovanni Dana per il prelievo della polvere per le munizioni della torre (COSI 1989).

torre porto di tricase

Della Torre del Porto di Tricase, ubicata sul promontorio di Pizzo Cannone, si conosce l’esistenza esclusivamente dalle fonti storiche, in quanto la stessa venne bombardata nel 1806 dalle truppe inglesi e al suo posto fu posizionato un cannone.

I documenti informano che l’Università di Tutino, nel 1583, aveva rilasciato procura al leccese Decio Verdesca per riscuotere dal Percettore la somma da essa già pagata all’ex caporale della torre, Bartolomeo Charsia, per i mesi di maggio-luglio, e al caporale Federico de Orlandis per il mese di agosto.

Nel 1594 il sindaco di Tutino, Giacomo de Angelis, aveva rilasciato procura ad Orazio Mastore di Otranto per farsi rimborsare dal Precettore la somma di denaro che l’Università aveva pagato per la costruzione della torre.

Giovanni Spalletta di Nardò, nel 1610, si era aggiudicato l’appalto per la nuova costruzione della torre del Porto di Tricase, subappaltandolo ai fratelli Pugliese di Nardò e Galatone. Per la realizzazione dell’opera difensiva, i Pugliese si dovevano basare sul progetto dell’ingegner Fontana.

Nello stesso anno si registra un salvataggio di una “marsiliana” veneta, da parte del caporale Francesco Barragan. Per il lavoro svolto, al caporale è stato riconosciuto un rimborso di 13 ducati.

Il sindaco di Tricase, Antonio Simeone, il 6 maggio 1614 incarica un procuratore per prelevare la polvere per la munizione della torre.

Nel 1760 si ha notizia della costruzione della nuova torre d’avvistamento, in territorio di Tricase, ad opera di Mastro Marc’Antonio Buccarello e Antonio Perrone. Le spese per l’opera erano interamente a carico della R. Corte (COSI 1989).

torre plane o palane (tricase)

La torre è localizzata a Marina Serra, a 15 metri s.l.m. Di recente ha subìto dei rifacimenti e restauri che l’hanno nuovamente resa abitabile.

La torre presenta una base tronco piramidale, lievemente inclinata, mentre il corpo, sopra il cordolo, ha struttura parallelepipeda coronata da beccatelli. Sul lato occidentale vi è una sopraelevazione dotata di caditoia, probabilmente posteriore all’epoca della costruzione, che doveva proteggere la porta di accesso al primo piano attualmente trasformata in finestra.

Il primo documento relativo alla torre Palane risale al 1584, quando l’Università di Tricase nomina due procuratori per riscuotere dal Percettore la somma da essa pagata, al caporale ed ai soci della torre, nei primi quattro mesi dell’anno.

Francesco Barragane (caporale) e Pietro Barragane (socio) ricevono, il 10 giugno 1588, dall’Università di Tricase rispettivamente 20 e 12 ducati e mezzo come compenso per i primi cinque mesi dell’anno.

Il 16 maggio 1614 il sindaco di Tricase, Antonio Simeone, incarica un procuratore per prelevare la polvere per munizione della torre (COSI 1989).

torre naspre (tiggiano)

La torre si trova nel territorio comunale di Tiggiano, su un’altura prospiciente il mare a 129 metri s.l.m.

La torre presenta una base troncoconica, di 11 metri di diametro. Venne eretta con conci non squadrati, con dime verticali in blocchi regolari. Dal cordolo in su si notano conci regolari all’esterno, almeno per la parte ancora esistente.

Dal piano agibile si può vedere, all’interno, una cisterna coperta a botte, con tracce di colatoio, delle dimensioni di circa 4 x 4 metri (MARGIOTTA 1995).

Dai documenti conservati negli archivi, si evince che nel 1567 caporale della torre era Giovanni Mastria.

Il 13 novembre 1595 l’Università di Caprarica del Capo rilascia procura a Pietro Agello e a Francesco Antonio Vincenti di difenderla nella causa che ha presso la Reale Udienza, contro l’Università di Lucugnano, relativamente al pagamento da effettuarsi ai custodi della torre di Naspre.

Il 14 gennaio 1604 il sindaco di Tiggiano, Paolo Negro, rilascia procura a Francesco Luca per ricevere dal percettore Giacomo Bonvicino 26 ducati che l’Università ha pagato al caporale e al socio della torre Naspre, per l’ultimo quadrimestre del 1603 (COSI 1989). Nel 1609 risulta essere caporale della torre Giovanni Garcia.

Nel 1777 la torre viene affidata alla custodia degli Invalidi, ossia un’associazione assistenziale, anche se la stessa risultava ormai inabitabile e priva della originaria funzione difensiva.

Per quanto riguarda la sua denominazione, in un documento risalente al 1569 viene citata come “Torre della Cala di Rizzano”, mentre nel 1620 viene denominata, dallo storico Bacco Alemanno, “Torre Naspere”. In un manoscritto dello stesso anno, invece, viene chiamata “Torre de Naspre” (MARGIOTTA 1995).

torre specchia grande (corsano)

La torre Specchia Grande sorge su un promontorio roccioso, a 127 metri s.l.m. Edificata nel 1584, consta di un solo piano di forma troncoconica, corrispondente al basamento originario, di una scala in muratura a ridosso della parete esterna e di un cordolo aggettante, che originariamente divideva la base dal piano superiore.

La prima fonte scritta, che ne attesta l’esistenza, risale al 1584. Si tratta di un documento nel quale si riporta un rimborso all’Università di Corsano - da parte della Regia Corte - di 217 ducati, come rimborso per la spesa effettuata nella realizzazione della struttura.

La torre fu testimone anche di un triste episodio, ossia della morte del caporale Angelo Licchetta e della moglie Laura Cazzato, colpiti accidentalmente - nella notte del 10 novembre 1610 - da un fulmine nel corso di un temporale. La notizia è stata registrata nell’Archivio Parrocchiale - registro morti - di Corsano (COSI 1989).

torre del riccio o del ricco (corsano)

La torre detta del Riccio o del Ricco è situata su un promontorio posto a strapiombo sul mare (62 metri s.l.m.), in corrispondenza dell’omonimo canalone.

Attualmente si conservano solo una piccola parte dell’alzato e i resti del basamento.

Nel 1587 l’Università di Montesardo costituisce suo procuratore il tricasino Francesco Antonio Vincenti per recuperare, dalla R. Corte, quanto da essa pagato nelle fabbriche di diverse torri, tra cui quella “dello Porraro alias dello Rio”.

Nel 1594, risulta essere stato celebrato un matrimonio tra Bernardino Picherni e la spagnola Isabella Octicosa, che dimorava nella torre di Novaglie. I testimoni furono il caporale della torre del Rio (o del Ricco) Tristan del Gado e sua moglie Antonia Ignina (COSI 1989).

torre porto di novaglie (gagliano del capo)

La torre di Novaglie (8 metri s.l.m.) venne edificata per difendere il porticciolo dell’omonima marina, probabilmente in una data precedente al 1565. Nel 1570 era caporale Santo Giacomo Martinez. Un documento notarile, del 9 luglio 1576, riguarda una consegna, al sindaco di Gagliano del Capo Giovanni Pietro Lotto, di alcuni pezzi di artiglieria, consistenti in due libbre di palle in bronzo con le apposite casse, ruote ferrate, un cucchiaio, una lanata, aste e otto palle di ferro. Si trattava di strumenti che servivano ad armare la torre, per permettere di assolvere alla sua funzione di difesa del tratto di costa in questione. Il sindaco di Lecce (città dove avvenne la consegna degli armamenti) diede al sindaco di Gagliano anche un’arma da fuoco in bronzo (falconetto), cioè un piccolo cannone lungo sette palmi, equivalenti a circa 185 cm (CIARDO 2005).

Negli anni successivi a questo evento, si registra un atto pubblico (del 10 gennaio 1578) con cui l’Università di Gagliano chiede alla Regia Camera Summaria di Napoli di riavere i soldi pagati al caporale Santo Giacomo Martinez, presentando una ricevuta dove il luogotenente di Gagliano Nicola Pellegrino certifica che il caporale sopra citato, insieme al compagno d’armi Gabriele Renzo di Gagliano, avevano svolto il servizio di vigilanza presso la torre di Novaglie, tra settembre e ottobre del 1577 (CIARDO 2005).

Tra i caporali di torre che si avvicendarono, oltre al già nominato Martinez, ci furono Domenico Garzia (1585-1590), Orazio Malacarne (1608), Emanuele Gargasole (1730).

La torre venne riedificata nel 1610 da Giovanni Spalletta di Nardò, che si era aggiudicato l’appalto per la nuova costruzione della torre del Porto di Tricase, subappaltandolo ai fratelli Pugliese di Nardò e Galatone. Per la realizzazione dell’opera difensiva, i Pugliese si dovevano basare sul progetto dell’ingegner Fontana (COSI 1989).

Il 16 ottobre 1624, don Lupo Antonio Griso di Corsano venne divorato da un grosso pesce nel mare antistante la marina di Novaglie, nei pressi della torre denominata nel documento “Nuova” (COSI 1989). Nel 1777, la torre marittima risultava in parte diroccata e custodita dal proprietario (FERSINI 2010).

torre montelungo (gagliano del capo)

La torre di Montilungo, oggi non più esistente, si trovava sul promontorio più ad est di Gagliano, a circa 80 metri s.l.m.

Da un documento conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, si evince che nel 1570 - e per gli anni tra il 1585 e il 1590 - il caporale era Bartolomeo Viglialun (Vigilanza). Nel 1574, invece, era Alonzo Martino.

La torre fu protagonista di un episodio, tramandatoci da documenti storici raccolti dallo studiosi G. Cosi, avvenuto il 4 giugno 1591 quando quattro galeotte turche si avvicinarono alla marina di Gagliano che, grazie ai colpi sparati dalla torre di Montelungo, furono messe alla fuga. Nonostante tutto, i turchi riuscirono ad approdare sulla costa a bordo di quattro felucche. Nel frattempo le campane della chiesa avevano iniziato a dare l’allarme alla popolazione, ma gli invasori riuscirono a catturare tre uomini e quaranta pecore. Per questa “negligenza”, furono arrestati il sindaco di Gagliano Francesco Sergi, gli uditori e il luogotenente. Gli imputati, tuttavia, furono scagionati l’anno successivo per aver dimostrato che il loro ruolo era di vigilare solo sull’arrivo dei vascelli turchi e di lanciare l’allarme, non di contrastare i fuoriusciti dalle imbarcazioni. Inoltre, fecero notare che dopo le schioppettate partite dalla torre e dopo l’allarme lanciato dalle campane, quasi tutte le persone si misero in salvo, ad eccezione dei tre rapiti che, per loro disattenzione, non erano riusciti a fuggire agli invasori (COSI 1989, CIARDO 2005, FERSINI 2010).

Il 18 settembre 1606, lo spagnolo Alonso Rodriguez dava le dimissioni sia per motivi di salute, sia perché aveva contratto inimicizie con alcune persone del luogo (COSI 1989).

Il 1 luglio 1690 i marinai della fregata di Andrea Giordano, alla vista di una caravella turca, furono costretti ad abbandonare l’imbarcazione e a mettersi in salvo nella torre di Montelungo.

torre santa maria di leuca (gagliano del capo)

Il litorale di Gagliano del Capo era difeso da tre torri costiere: Torre di Novaglie, Torre Montelungo e Torre Santa Maria di Leuca. Di quest’ultima, ubicata sul promontorio di Punta Meliso (sotto l’attuale faro, a 60 metri s.l.m.), si conserva solo un cumulo di pietre (CIARDO 2005).

G. Cosi riporta alcune notizie storiche, relative alla Torre di Santa Maria di Leuca.

L’Università di Montesardo, il 26 aprile 1587, costituisce suo procuratore Francesco Antonio Vincenti di Tricase, per recuperare dalla R. Corte quanto da essa pagato per la costruzione della torre.

Il sindaco di Salignano Giuseppe Pirelli, con gli eletti Stefano Bello e Oronzo Vitali, unitamente al sindaco di Barbarano, si prendono l’onere di riparare la struttura (sistemare il lastrico del terrazzo, la scala interna, il ponte e intonacare sia all’interno che all’esterno della torre).

Il 9 aprile 1710 il caporale della torre Onofrio Greco e il tenente Ludovico Camisa dichiararono che durante la nottata avevano udito diverse cannonate e moschettate in alto mare. Dopo un’ora e mezzo comparve un caicco con tredici veneziani i quali, una volta approdati sulla costa, riferirono di essere stati assaliti da pirati corsari, che saccheggiò il loro bastimento e rapì tre membri dell’equipaggio (COSI 1989).

torre dell’omo morto (castrignano del capo)

La Torre Vecchia, denominata “dell’Omo Morto”, sorge su un promontorio occidentale di Santa Maria di Leuca, a soli 11 metri s.l.m.

La sua particolare denominazione si deve al ritrovamento - nella grotta sottostante - di ossa umane, di incerta datazione.

La costruzione, sulla base delle fonti storiche pervenuteci, si data al 1569. La struttura presenta una base circolare, con ambiente interno voltato a cupola. Le pareti hanno uno spessore di circa 5 metri e al loro interno è ricavata una scala che conduce alla sommità della torre. Si tratta di un’ampia casamatta che, al piano terra, presenta un vano di servizio sul quale si sarebbero dovute aprire le cannoniere (FERRARA 2009).

Tra il 1676, il 1677 si registrò il crollo parziale della torre. Verso la metà di febbraio del 1694, a causa di continue piogge e di un’abbondante nevicata, si verificò il crollo della muraglia settentrionale, insieme alla caditoia in prossimità della porta. Il caporale della torre, Domenico Greco di Salignano, a seguito dell’evento si recò immediatamente a Lecce, dal vice Preside della Provincia, per avvertire di quanto successo e per chiedere di effettuare il restauro, prima della stagione della navigazione, al fine di prevenire eventuali sbarchi di corsari (COSI 1989).

La torre venne disarmata nel 1846, sulla base di quanto scrive G. Arditi (FERRARA 2009).

Per quanto riguarda le notizie storiche relative alla torre, G. Cosi riporta che nel 1576 il sindaco di Lecce Gaspare Maremonte consegnò a Carlo Damiano, procuratore dell’Università di Giuliano, un pezzo di artiglieria di bronzo (il c.d. falconetto), insieme alle munizioni (100 palle di ferro) come armamento della torre (COSI 1989).

torre marchiello (castrignano del capo)

La torre si conserva - allo stato di rudere - su un pianoro prospiciente il mari Ionio, a 12 metri s.l.m. Originariamente la struttura della torre era a tronco di cono.

Il 17 agosto 1576, il caporale Lupo Alessandro riceve dal sindaco di Lecce Giovanni Battista Gravili un falconetto e 100 palle di ferro, con cui armare la torre (denominata, nel documento che riporta questa notizia, del “Brachiello”).

Alla fine del XVII secolo (1697) è registrato un intervento di manutenzione straordinaria della torre, ossia il rifacimento dell’intonaco esterno, della porta di guardia, della scala “levatizza”, e, inoltre, si avanzò la richiesta di fornire ulteriori munizioni, tra cui 40 palle di archibugio.

Un altro intervento di restauro si fece nel 1760, nel quale si spese la considerevole somma di 285 ducati (COSI 1989).

torre san gregorio (patú)

La torre San Gregorio, non più esistente, sorgeva sul promontorio (24 metri s.l.m.) che chiude a sud-ovest l’omonima baia, che sin dall’età messapica ha ospitato uno scalo portuale di notevole rilevanza. Il suo nome originario era “S. Ligorio”.

Le fonti storiche ci tramandato che la torre venne dotata, nel 1576, di un falconetto in bronzo per la sua difesa (insieme alle consuete 100 palle di ferro).

Anche la torre di San Gregorio subì, nel corso dei secoli, alcuni rimaneggiamenti e restauri. Nel 1697, infatti, il sindaco di Patù - insieme al delegato della Provincia di Terra d’Otranto - s’impegnò a riparare la gettarola sovrastante la porta e quella verso sud-est (COSI 1989).

torre vado (morciano di leuca)

La torre prende il nome dal tratto di costa in cui sorge, caratterizzato da acque poco profonde, che veniva utilizzato dai locali pescatori come guado (dal latino “vadum”), ossia un agevole accesso al mare.

La torre, alta circa 12 metri, presenta un basamento troncoconico e la base circolare. È composta da due piani, separati esternamente da un toro marcapiano. Gli accessi alla torre sono due: il primo è quello garantito da un’apertura nel recinto che immette nell’atrio scoperto; da questo ci si immette nei due locali adibiti a deposito e, mediante una scala in muratura, al piano terra leggermente rialzato. Il secondo accesso esterno è situato lungo il fianco occidentale della torre, con la presenza di alcuni scalini. Il collegamento tra i piani, all’interno, è garantito da una scala.

La struttura portante della torre è in muratura, costituita da conci di pietra tufacea. Particolare è il coronamento sulla sommità, composto da una serie di beccatelli e da una merlatura piana molto semplice. Tra la serie dei merli e quella dei beccatelli figurano quattro caditoie, una in direzione di ogni punto cardinale. Le finestre presentano un arco a sesto acuto.

Al di sopra della volta, è stata posizionata una piccola torretta di avvistamento. Il 26 giugno del 1576, il sindaco di Morciano Giovanni de Judicibus riceve dal sindaco di Lecce un falconetto in bronzo, per l’armamento della torre. Nel 1608 lo stesso sindaco richiede al rappresentante della R. Corte il rimborso dello stipendio pagato al caporale della torre marittima di Morciano (COSI 1989).

Il 5 luglio del 1671, nel Libro dei Morti della parrocchia di Morciano, si registra un omicidio di un giovane del posto, da parte di un manipolo di Turchi che si erano spinti nell’entroterra morcianese, presso la Masseria del sig. Duca alli Paduli. Lo stesso giorno i Turchi catturarono come schiavi altri abitanti della suddetta masseria, tra cui alcuni bambini (DAQUINO 1988).

La torre di Morciano fu testimone di un altro triste episodio, riferito da Aldo Simone, verificatosi nel 1752: “… si videro nel nostro mare sei sciabecchi di Turchi ed Algerini, dei quali uno calò una lancia con dentro molti Turchi, e diè la caccia a tre barche pescarecce di Salve, che pescavano vicino alla torre di Morciano. Due di esse si avvidero dei legni nemici e subito si salvarono sopra la predetta torre, ma una, che era del sig. Nicola Stasi, si fidò di pescare, ma avendo alla fine veduto presso i Turchi cominciò a fuggire e alla fine veduto che era inevitabile lo scampo si diè a terra vicino la torre di Morciano, ove li quattro marinai che vi erano si salvarono. Li Turchi intanto predarono la barca del detto Nicola Stasi con certo pesce, vino e vesti marinaresche. La torre tirò contro di loro alcune cannonate e molto bene ed il cavallaro di Morciano una schioppettata, alla quale i Turchi risposero e calati a terra lo inseguirono, ma poi subito tornarono, con la predata barca al bastimento” (SIMONE 1981).

La torre aveva in dotazione un cavallo, mediante il quale il cavallaro, appena si profilava la possibilità di uno sbarco di pirati, correva a briglie sciolte verso il paese per lanciare l’allarme e per dare il tempo alle donne e ai fanciulli di mettersi in salvo, mentre agli uomini per prepararsi alla difesa (VANTAGGIO 1995).

torre pali (salve)

La torre fu costruita in mezzo al mare, a circa 20 metri dalla riva, su uno scoglio isolato circondato dall’acqua. Essa era unita alla terraferma mediante uno stretto ponte in muratura, costruito su quattro-cinque piccole arcate, poggianti su adeguati pilastri dei quali si vedeva, nei primi anni del secolo scorso, qualche vestigia di fondazioni che affioravano sul fondo del mare, in un tratto di mare profondo 50-60 centimetri.

La torre presenta un diametro di circa 10 metri ed era costituita da una parte piena, a scarpata, poggiante direttamente sugli scogli, e da una parte soprastante troncoconica, divise l’una dall’altra da un grosso cordolo in pietra dura, di carparo.

Nel vano ricavato nella parte cilindrica si trovavano le artiglierie e vi alloggiavano i militari. Il coronamento a tamburo, ben visibile nel tratto ancora in piedi, poggiava con breve aggetto, come in tutte le altre torri, su beccatelli distanti circa 20 cm l’uno dall’altro.

Nella parte sottostante il cordone si individuano, all’esterno, delle nervature verticali di sostegno, in conci di tufo. Il resto della muratura è quasi tutto in pietra calcarea, squadrata grossolanamente e messa in opera con malta di buona qualità.

Una scala, larga appena una settantina di centimetri, ricavata nella muratura di tutte le torri, consentiva l’accesso sulla terrazza delimitata dal grosso tamburo in cui si aprivano le buche dei piombatoi (VANTAGGIO 1987).

Il 14 maggio del 1576 viene esibito un mandato con cui si assegnava al caporale Ippolito de Ippolitis, un falconetto come armamento della torre. L’Università di Salve, tre giorni dopo, invia a Lecce il sindaco Angelo Alemanno per prelevare l’arma, gli accessori e le munizioni (COSI 1989).

Antonio Alemanno riceve, il 18 settembre 15801, una somma di oltre 243 ducati come rimborso - all’Università di Salve - per la costruzione della torre dei Pali (COSI 1989).

Verso il 1630 il caporale spagnolo della torre, Antonio Gusman, battezzava suo figlio nella chiesa di Salve (VANTAGGIO 1987).

torre fiumicelli o mozza (ugento)

Torre Mozza è situata nell’omonima Marina di Ugento, circa 4 km a nord di Torre Pali.

La torre è stata costruita a seguito delle scorrerie dei Turchi nel tratto di mare antistante le marine di Ugento e, in particolare, dello sbarco di 22 galee avvenuto nel 1547.

La torre in questione è stata costruita dal Vescovo di Gemini, per un costo di 1800 ducati, di cui 1600 a carico del Vescovado e 200 raccolti dai vassalli. La struttura, tuttavia, crollò non appena l’opera venne ultimata; fu poi riedificata, ma continuava a presentare gravi lesioni e subì, nuovamente, un crollo, da cui prese il nome la torre (Mozza) (CORVAGLIA 1987).

La torre fu costruita, nei pressi di sorgenti di acqua dolce (e per questo è stata denominata “dei Fiumicelli”), dai maestri Cesare Schero e Giovanni Mischinello di Lecce (COSI 1987).

Per quanto riguarda la sua struttura, la torre presenta un corpo troncoconico, senza il consueto cordolo, coronato in sommità da qualche beccatello ancora visibile. Alla base è stata realizzata con conci regolari, mentre l’alzato prosegue con pietre irregolari. Al piano agibile era possibile accedervi mediante una scala retrattile (FERRARA 2009). La torre era circondata da un fossato e vi si accedeva tramite una scaletta in legno, che veniva poi issata all’interno (CAZZATO 2005).

Una notizia storica, relativa alla torre dei Fiumicelli, è stata riportata da G. Cosi: Nicola Caballo, caporale della torre dei Fiumicelli, trovandosi occupato per altre attività, il 9 aprile del 1628 si dimette dal servizio, demandando alla R. Corte l’incarico di provvedere alla sua sostituzione (COSI 1989).

torre san giovanni (ugento)

La torre è situata nel porto di Torre San Giovanni, Marina di Ugento, a 1 metro s.l.m.

Essa presenta una particolare forma ottagonale, con ciascun lato che misura circa sette metri, e possiede un basamento leggermente scarpato fino al cordolo marcapiano. Poi si sviluppa in un corpo verticale, che termina in beccatelli e coronamento leggermente sporgente, con una caditoia al centro di ogni lato (FERRARA 2009).

Per la costruzione di Torre San Giovanni, nel 1565, l’Università di Ugento fu gravata di un’imposta di 25 grani e ¼ per fuoco o per famiglia, con l’obbligo di edificarla entro e non oltre gli otto mesi di tempo.

Il 20 settembre 1580 Luzio de Urso, di Napoli, con procura dell’Università di Ugento, riceve dal percettore la somma di 433 ducati come rimborso dei 575 ducati spesi per la costruzione della torre (COSI 1989).

bibliografia

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