specchia

Specchia

cenni storici

La posizione di predominio su di una collina, in un territorio piatto, e la lontananza dal mare (al riparo dalle scorrerie saracene) determinarono una crescita esponenziale della popolazione nel Medioevo.

Le notizie certe riguardanti l'insediamento abitativo di Specchia risalgono al periodo normanno e all'inizio dell'età feudale.

Come tutti i paesi del Salento è stato possedimento feudale di numerose famiglie, dagli Orsini Del Balzo ai Ligorio, fino al 2 agosto 1806, data di eversione della feudalità.

Architetture religiose

Chiesa della Presentazione della Beata Vergine Maria

L'impianto originario della chiesa madre, dedicata alla Presentazione della Beata Vergine Maria, risale al XV secolo. L'attuale pianta a croce latina è il risultato di una serie di rimaneggiamenti e ampliamenti intercorsi tra Seicento e Novecento.

In principio l'edificio era costituito da un'unica navata, con orientamento N-S, corrispondente all'attuale transetto. Nel 1605 venne realizzata l'abside in blocchi di pietra leccese finemente intagliati, nonché l'altare dell'Annunziata, anch'esso in pietra leccese, in stile barocco.

Nel Settecento furono rifatte la navata centrale e la facciata. Il campanile fu edificato nel 1945 in sostituzione dell'antica torre campanaria del 1568 demolita perché pericolante. La facciata si presenta con un elegante portale sormontato dall'effige di San Nicola, protettore del paese. Ai lati, le due nicchie ospitano le statue degli apostoli Pietro e Paolo.

Chiesa e Convento dei Francescani Neri

Risale ai primi decenni del Cinquecento; nel 1531 si svolse nel convento il Capitolo dei Francescani Neri, come riportato in una iscrizione.La chiesa presenta delle rifiniture gotiche con tracce antiche di un arco a sesto acuto sulla porta della facciata. L'interno è a navata unica.

Nel 1532 venne edificata la cappella dedicata a Santa Caterina d'Alessandria, addossata al lato destro della facciata principale. La cappella è interamente affrescata con scene della vita di Santa Caterina e del suo martirio e con le raffigurazioni dei Santi Medici e del martirio di Sant'Agata.

Dal coro si accede a una cripta sotterranea di origine bizantina sorretta da 36 colonnine. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, il convento subì numerose trasformazioni e fu adibito nel 1885 ad educandato femminile dalle Figlie della Carità e nel 1945 trasformato in orfanotrofio. Fu definitivamente chiuso nel 1980.

Chiesa dell'Assunta

Costruzione seicentesca situata nei pressi dell'antica Porta del Foggiaro o Porta Lecce. All'edificio posto in posizione elevata rispetto al piano stradale, si accede con un sistema di rampe simmetriche ma non allineate al fronte della chiesa.

La facciata è scandita da un sistema di nicchie e da aperture ed è coronata da trabeazione e timpano di gusto barocco. L'interno è ad aula unica con transetto privo di braccio destro.

Chiesa di San Nicola di Mira

Risale probabilmente all'XI secolo e costituisce, insieme alla vicina chiesa di Sant'Eufemia, una delle testimonianze medievali del territorio. La struttura è costituita da un'unica navata con abside; probabilmente, l'abside originaria fu sostituita con l'attuale, molto più grande.

Sei pilastroni disegnano la struttura portante e scandiscono lo spazio interno in due parti; sul prospetto principale un elegante rosone è incorniciato da un frontone triangolare.

La chiesa è stata oggetto di un recente restauro che ha permesso di recuperare un semifresco della Madonna in trono col Bambino, di scuola cinquecentesca, collocato in una delle quattro nicchie presenti.

Nelle altre tre nicchie sono state invece realizzate icone di stile bizantino.

Chiesa e convento dei Domenicani

Risale alla fine del XVII secolo come informano lapidi ed iscrizioni presenti. La facciata, sobria e lineare, anticipa la suddivisione in tre navate dell'interno.

Sul portone dell'ingresso principale vi è un'iscrizione che riporta la data 1701, ai lati due lapidi hanno la data del 1727

Chiesa della Madonna del Passo

Scoperta nel XVI secolo, fu trasformata in chiesa alla fine del Cinquecento. Di forma quadrangolare, ospita due altari laterali e un altare centrale sormontato da un baldacchino delimitato da colonne.

L'altare centrale, di stile tardo rinascimentale, è impreziosito da un dipinto della Madonna col Bambino. Le pareti dell'ipogeo presentano tracce di antichi affreschi.

Architetture civili

Palazzo Balsamo

Fu costruito nel XVI secolo e diviso successivamente nelle proprietà di Panese–Carbone. Le varie sistemazioni risalgono al 1720.

Palazzo Teotini

È una costruzione di fine Cinquecento con rifacimenti tardo ottocenteschi

Palazzo Ripa

Risalente al XVII secolo fu costruito a ridosso di una delle antiche Porte della Città (Porta Leuca).

Nel 1900 i proprietari del Palazzo hanno disposto la costruzione del portico acquistando lo spazio necessario dal Comune, il quale ha permesso il lascito demaniale riservando ad uso pubblico il loggiato sottostante che è divenuto un abitudinario luogo di ritrovo.

Nel 1959, il palazzo fu venduto dagli eredi Ripa al dr. Antonio Longo, attuale proprietario.

Palazzo Orlandi-Pisanelli

sorge a ridosso della Chiesa della Madonna Assunta e risale alla fine del XVII inizi del XVIII secolo.

Palazzo Orlandi-Pedone

Risale al XVIII secolo e fu costruito dalla famiglia Orlandi.

Insediamento di Cardigliano

(testi di Marco Cavalera)

L’età protostorica

Fu costruito nel XVI secolo e diviso successivamIl sito archeologico di Cardigliano è ubicato su un pianoro (150 m.s.l.m.) posto sul fianco nord-occidentale di un rilievo della serra che da Casarano giunge fino a Gagliano del Capo. 

L’insediamento dista circa 5 km da Specchia e 3 km dall’impianto turistico-ricettivo di Cardigliano di Sopra.ente nelle proprietà di Panese–Carbone. Le varie sistemazioni risalgono al 1720.

Nel 1989, a seguito di indagini stratigrafiche condotte dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia in località Sant’Elia (Cardigliano), sono stati rinvenuti alcuni vasi ad impasto frammentari, provenienti da un ambiente ipogeico scavato sul fianco di un basso costone roccioso ed utilizzato come sepoltura collettiva.

La struttura era costituita da una cella sepolcrale pressoché quadrangolare, fornita di una banchina sul lato est e di un letto sul lato nord, alla quale si accedeva da un vestibolo mediante tre rozzi scalini.

La cella presentava sul lato sud un piccolo vano sub-circolare, dal quale vennero recuperati resti scheletrici umani. Tra il materiale fittile rinvenuto, riferibile all’età del Bronzo medio, vi è un’olla con anse tubolari verticali e una ciotola carenata con ansa a nastro verticale.

Le ricognizioni effettuate sul pianoro sovrastante il costone del rilievo - interessato dalla presenza delle tombe ipogeiche - hanno restituito abbondante materiale, in gran parte databile al Neolitico finale (facies Diana) e pochi frammenti fittili dell’età dei metalli (Eneolitico ed età del Bronzo recente-finale).

All’inizio degli anni ’80, sul pianoro venne eseguito uno scasso per la canalizzazione idrica, che ha portato alla luce alcune strutture sub-circolari e frammenti ceramici attribuibili all’età del Bronzo recente e finale.

M.A. Orlando, sulla base del materiale raccolto nell’area dello scasso ed escludendo un collegamento diretto tra questo sito e le tombe ipogeiche dell’età del Bronzo medio, ipotizza la presenza di un abitato della tarda età del Bronzo, situato su una posizione elevata a controllo di un lungo canalone che si allunga tra la Serra di Specchia e quella di Supersano.

In questo periodo, secondo la studiosa, si assiste nel Salento meridionale ad una nuova organizzazione insediativa, che rivitalizza le aree interne del territorio dopo un lungo periodo di frequentazione prettamente costiera(1).

L’età romana e medievale

Il pianoro che sovrasta il costone roccioso sul quale si apre la struttura funeraria ipogeica si caratterizza per la presenza di numerose tombe a fossa scavate nel banco tufaceo (Calcari di Melissano) affiorante.

Le sepolture presentano forme e tipologie diverse: alcune, di modeste dimensioni ed orientate in senso E-O, sono pertinenti l’antica cappella di Sant’Elia, i cui resti si trovano ad un centinaio di metri di distanza dalle tombe in oggetto; altre, di maggior lunghezza e larghezza, sono probabilmente di età romano imperiale, sulla base del confronto con altri gruppi di sepolture rinvenuti nel Salento.

Il prof. Pagliara, negli anni ’70 del secolo scorso, ha effettuato alcune ricerche di superficie nel territorio in esame, individuando, unitamente alle sepolture a fossa, numerose epigrafi di età imperiale (II-III secolo d.C.) relative a monumenti funerari, molte delle quali reimpiegate nella struttura muraria della vicina chiesa di Sant’Elia(2).

Recenti prospezioni di superficie, inoltre, hanno permesso di identificare un’area di frammenti fittili di età romana e medievale nei pressi della Masseria Cardigliano di Sotto.

Il materiale archeologico rinvenuto consta di: laterizi (coppi e tegole, alcune delle quali presentano traccia in negativo dell’intelaiatura vegetale sulla quale poggiavano), ceramica comune acroma, sigillata africana ed italica, anfore di produzione orientale (Late Roman Amphora 1 e 2) e africana, dolii, invetriata policroma dipinta in rosso e bruno (tra cui un frammento decorato con un motivo a reticolo o graticcio) e monocroma verde.

Le tombe scavate nella roccia, i monumenti funerari e i frammenti fittili rinvenuti in località Sant’Elia (Cardigliano) documentano l’esistenza, in età romano imperiale e medievale, di un insediamento rustico che basava la propria sussistenza sull’attività agricola.

I suoi abitanti infatti coltivavano i fertili terreni, utilizzavano le vicine cave per estrarre ottimo e prezioso materiale da costruzione e sfruttavano la posizione strategica del sito che permetteva un’eccellente difendibilità del territorio.

Masseria Cardigliano

Meglio conosciuta come Borgo Cardigliano, si trova ubicata sulla cresta di una serra.

Il complesso, costruito nel 1930 dal Fascismo come masseria-villaggio per la produzione del tabacco, consiste di una serie di episodi organizzati per funzioni diverse.

Le abitazioni degli addetti ai lavori fronteggiano i vani per la lavorazione del tabacco e definiscono insieme lo spazio ad uso collettivo, dove due fontane sono simbolo dell'Acquedotto Pugliese; agrumeti, orti e vigneti si estendono a sud-ovest in un sistema di terrazze chiuse; le stalle, i depositi e i magazzini chiudono a sud il complesso, che termina invece a nord con il prospetto scenografico della chiesa.

Chiesa di Sant’Eufemia e relativa necropoli

La chiesa di Sant’Eufemia (fine IX – X secolo) si trova nell’omonima località (comune di Specchia), nelle vicinanze di un insediamento di età romana e medievale denominato Grassano.

Ricordata per la prima volta in un documento di Federico II del 1219, la chiesa presenta una pianta longitudinale (15,30 X 8,55 metri) e un’abside di tipo poligonale esternamente e semicircolare internamente, di chiara derivazione altomedievale, rivolta ad oriente, ossia il punto in cui sorge il sole (simbolo della divinità cristiana) nel giorno in cui si celebrava la festa della santa alla quale la chiesa è dedicata. L’edificio è stato costruito riutilizzando grandi conci e colonne in pietra leccese provenienti dall’attiguo casale di Grassano.

La facciata - a doppio spiovente - è orientata ad ovest. L’ingresso è costituito da un portale sormontato da un arco a tutto sesto, sopra il quale vi è una grande bifora, divisa da una colonna con capitello tronco piramidale ornato da una croce templare inserita in un cerchio.

L’interno è suddiviso in tre navate, delimitate da colonne monolitiche che sorreggono archi a tutto sesto. Le campate si presentano irregolari, sia in relazione all’asse della chiesa, sia nella distanza tra le colonne, che hanno diverse circonferenze.

Il fondo è ornato da un’abside a catino, dove è stato collocato (a seguito degli ultimi restauri) un sobrio altare di pietra leccese, costituito da una colonna e da una lastra tombale proveniente dallo scavo del cimitero adiacente.

La cappella fu visitata da Monsignor De Rossi in occasione della Santa Visita del 1711, nella cui relazione scrisse: “[…] vi sono tre altari: uno è dedicato a S. Eufemia dipinta sulla tela, un altro con l’immagine della stessa S. Eufemia dipinta sulla parete ed il terzo è dedicato alla Madonna. In questa chiesa c’è un grande concorso di popolo nella prima domenica di luglio. La chiesa ha una campanella con la casa per l’oblato ed un piccolo giardino. Serve in questa chiesa il devoto sacerdote Don Giovanni Ciardo […]”.

Cosimo De Giorgi visitò la chiesa nel 1884, constando che della struttura originaria “restano pochi archi sostenuti da colonne e un frammento dell’abside”.

Un saggio di scavo, effettuato nell’area di fronte alla facciata e sul fianco meridionale della costruzione, ha restituito un piccolo cimitero, con fosse scavate nella terra ed altre delimitate da pietre poste di taglio.

Si tratta di sepolture anche multiple datate - grazie al rinvenimento di oggetti in ferro e bronzo - al primo terzo del XIV secolo, da riferire ad una fase di vita molto tarda del casale di Grassano, di cui la chiesa faceva parte(3).

Bibliografia

CAVALERA M., Medianum. Ricerche archeologiche nei comuni di Miggiano, Montesano Salentino e Specchia, Tricase 2009.

PAGLIARA C., Note di epigrafia latina IV, in Studi d’Antichità, 2, Galatina (Le) 1980, pp. 205-235.

note

(1) CAVALERA 2009

(2) Tra i materiali lapidei aventi interesse epigrafico - recuperati da Pagliara - sono da annoverare: un cippo in calcare che presenta un coronamento consistente in un frontoncino con due acroteri - decorati da una serie di solcature - e uno specchio epigrafico che reca chiari segni di linee guida all’iscrizione distribuita probabilmente su sei linee; un frammento di stele o cippo, in pietra leccese, che presenta una serie di modanature; un frammento di cippo che si caratterizza per la presenza, nella parte conservata dell’acroterio, di una decorazione a solchi concentrici e, sulla porzione di faccia laterale, di una serie di solcature semicircolari concentriche (PAGLIARA 1980, pp. 221-225).