santa maria del belvedere

"Leuca Piccola" - Barbarano

barbarano del capo

testi di Marco Cavalera

Barbarano, piccola frazione di Morciano di Leuca, è incastonata ai piedi della Serra Falitte, in una posizione che offriva naturale protezione dalle scorrerie dei “barbari”.

La sua fondazione risale al Medioevo, quando alcuni villaggi ubicati nelle vicinanze furono rasi al suolo.

Il centro storico si caratterizza per la presenza di una torre cinquecentesca, notevole esempio di architettura militare, e della Parrocchiale dedicata a San Lorenzo, semplice e lineare nel suo sviluppo.

Alla periferia del paese - inoltre - si segnala il meraviglioso complesso architettonico di Santa Maria del Belvedere (la cosiddetta Leuca Piccola) e delle “vore”: enormi inghiottitoi naturali, fra i più significativi esempi del carsismo salentino.

Santa Maria del Belvedere - “Leuca Piccola” di Barbarano

Il complesso monumentale di Santa Maria del Belvedere era un luogo di sosta e ristoro lungo la “Via dei Pellegrini” ossia un antico tracciato che conduceva al Santuario della Madonna di Leuca.

La struttura è stata edificata a cavallo dei secoli XVII e XVIII (1685 - 1709), in un periodo di massimo splendore del pellegrinaggio mariano.

La Chiesa presenta un imponente porticato in stile neoclassico, a tre arcate sostenute da pilastri e colonne doriche, con due lapidi in pietra leccese, che esortavano il pellegrino a pregare e onorare la Vergine.

Inizialmente le pareti interne erano prive di qualsiasi affresco. C’era un’unica pittura sulla parete di fondo raffigurante il corpo completo di Maria e Gesù come era l’immagine originale della Madonna di Leuca, prima che il quadro venisse bruciato dagli Algerini (19 giugno 1624).

Dietro la tela del 1989, di Franco Ventura, è ancora visibile la sinopia dell’affresco originale.

Le pareti interne conservano una decorazione pittorica settecentesca di pregevole fattura. Nella Sacrestia, oltre ad una piccola "pila" contenente l’acqua per le abluzioni sacre, vi sono due confessionali ricavati nella roccia.

Preziosi sono i pochi affreschi che si sono conservati, che arricchiscono tutte le pareti della chiesetta, non esclusa la volta.

Un fatto di indiscussa rilevanza è dato dalla compresenza, negli affreschi di Leuca Piccola, di santi appartenenti alla sfera culturale latina e a quella greca: è il caso di S. Lazzaro, S. Oronzo, S. Barbara, S. Francesco da Paola, S. Marina, S. Lucia, S. Pasquale, S. Gennaro, S. Leonardo, i quattro Evangelisti.

Nella corte annessa alla chiesetta si trova l’accesso ai sotterranei, magnifica grotta scavata dalla mano dell’uomo.

Una scalinata, anch’essa scavata nella viva roccia e ubicata a breve distanza dall’edificio sacro, conduce nell’ampio e largo ipogeo.Al suo interno diverse cuccette per i pellegrini erano state ricavate nei depositi tufacei.

Due profondi pozzi, che garantivano acqua potabile fresca ed in abbondanza, si rinvengono al fondo ed al margine di un corridoio lungo più di 50 metri.

Altri ambienti, che sorgevano in superficie, garantivano l’accoglienza dei pellegrini e degli animali al loro seguito. Rifugi e magazzini per le merci, naturalmente, favorivano il commercio dei beni di prima necessità.

Una lapide, testimone di un’antica e non più esistente locanda, reca incise 10 P che rinviano alla celebre massima:

Parole Poco Pensate Portano Pena, Perciò Prima Pensare Poi Parlare.

L’imponenza del complesso traeva in inganno molti pellegrini, che tornavano indietro in quanto ritenevano di aver già raggiunto la meta: il Santuario di Finibus Terrae.