salve

Testi di Sandra Sammali

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(testi di Sandra Sammali)

Fondazione di Salve

Gerald Rohlfs fa derivare il toponimo da salvia, una pianta un tempo molto diffusa nel territorio di Salve. Ma sono tutte spiegazioni fantasiose prive di una dimostrazione scientifica.

La presenza di un originario insediamento di età romana non è supportato da alcun rinvenimento archeologico di quell’epoca.

L’effettiva origine del centro abitato di Salve risulta tuttora incerta. Verosimile sarebbe farlo risalire ad un periodo di transizione tra l’età tardo antica e il Medioevo (VI-VII sec. d.C.) o ad una fase medio - evoluta dell’alto Medioevo (VIII - IX sec.) periodo in cui il Salento era una zona periferica dell’impero Bizantino.

La caduta dell’Impero Romano d’Occidente e la guerra greco - gotica (metà VI sec.) hanno causato instabilità politica ed economica del territorio che si rispecchia nell’abbandono di numerosi insediamenti rurali romani.

Sul territorio son state ritrovate numerose ville e fattorie, a testimonianza della capillare frequentazione del territorio., diretta conseguenza di periodi storici tranquilli.

Al contrario, le fasi di instabilità si caratterizzano per la tendenza accentratrice esercitata da insediamenti maggiori nei confronti dei piccoli siti rurali o per la fondazione di nuovi agglomerati in grado di garantire maggiore sicurezza.

A seguito delle vicissitudini tra tardo antico e medioevo è probabile che gli abitanti della villa rustica di località Trisciani unitamente a quelli rurali vicini e coevi abbiano fondato un villaggio o casale laddove le caratteristiche del territorio garantivano maggiore sicurezza.

Caratteristiche riscontrabile sul luogo in cui sorge Salve, scarsa possibilità di ristagno d’acqua e naturale predisposizione alla difendibilità, essendo ubicata sulla dorsale della serra Falitte (140 m. s.l.m)

Il versante sud occidentale è caratterizzato dalla presenza di una vasta depressione denominata Ortu Masciu. Si tratta di un fossato naturale in grado di garantire protezione attraverso l’erezione di una cinta muraria della quale non è rimasta nessuna traccia.

Salve dunque non sarebbe più antico del VIII sec d.C.; da questa fase in poi e nei secoli successivi una generale situazione di instabilità, aggravata dalle incursioni saracene prima e turco-algerine dopo hanno imposto determinate scelte insediative, che hanno differito da quelle dei precedenti secoli.

Cenni storici

Nel IX secolo d.C. iniziarono, anche nel Salento, le scorrerie dei Saraceni. Per difendersi da queste incursioni i Salvesi iniziarono la costruzione delle mura. Quattro grandi porte, sorvegliate da sentinelle, permettevano l’accesso all’abitato.

Salve era circoscritto in sferica figura, con due grandi piazze nel mezzo. Diviso in quattro sezioni, o quartieri, da due primarie strade, che informemente si incrociano: fiancheggiate da palagi, e frastagliate da vicoli, che ricordano l’antica popolazione di più di migliaia quale accoglieva in domicilio (...) situato cosi questo bel paese, i cittadini si goderono per lungo tempo la sua felice e salutare esposizione; ma venne interrotta da politiche contese, specialmente nel memorando medioevo che poi perdurarono per circa 4 secoli. 

Allora i salvesi desiderosi di sicurezza, e du quiete si cinsero di mura, a proprie spese, non potendosi a quei tempi di animosi trambusto sperare protezione dal governo. Lasciarono per l’uso necessario al traffico quattro vani di porte, superiormente guarnite di parapetti e feritoie, con imposte di grosse chiusure, sopra solidi cardini (…) queste quattro porte furono collocate con intelligenza (…) esse guardano i quattro punti cardinali geografici da Est a Ovest; da Nord a Sud. S. Maria ad est, Trappete ad Ovest, Marsini a Nord, Paradisi al sud.

Per difendersi dagli attacchi dei pirati Turchi, i Salvesi costruirono un piccolo ma ben munito Fortilizio, terminato nel 1415, avente quattro torrioni angolari e con un fossato davanti alla porta d’ingresso, munita di ponte levatoio.

Le Torri del Centro Storico

A partire dal 1500, sotto la dominazione di Carlo V, all’indomani del sacco di Otranto da parte dei Turchi nel 1480, il Salento fu teatro delle scorrerie dei pirati saraceni.

Il si instaurò così un pesante clima di paura tra le popolazioni salentine che, per difendersi dalle frequenti scorrerie saracene, oltre alle Torri costiere ed a quelle di alcune masserie, vennero costruite, dalle famiglie benestanti di Salve, delle Torri addossate alle abitazioni signorili.

Molte di queste torri sono state nel tempo demolite per ampliamenti o modifiche degli abitati. Quelle esistenti sono ancora riconoscibili perché nei parapetti sono visibili le feritoie, dalle quali si sparava ai pirati.

Quella posta in territorio di Salve, la Torre dei Pali, fu ultimata nel 1563. Costruita su uno scoglio isolato, circondato dall’acqua, ad una ventina di metri dalla riva, questa torre era unita alla terraferma da uno stretto ponte in muratura.

La Torre dei Montano

Questa bellissima torre signorile si trova in via Persico, all'interno del centro storico di Salve.

Edificata nel 1563, era un rifugio sicuro per gli abitanti. Presenta un impianto quadrangolare con garitte semicircolari ai quattro angoli per l’appostamento delle sentinelle e feritoie lungo le pareti.

Chiesa madre

È molto difficile stabilire con precisione la data di costruzione della nostra chiesa parrocchiale di Salve.

L’antica chiesetta che si ipotizza risalire al VI secolo, comprendeva lo spazio della campata che attualmente precede l’altare maggiore. Questa chiesetta, dedicata al SS. Salvatore, poteva ospitare circa 250 fedeli.

Giunti alla fine del XVI secolo però, quando la popolazione di Salve superò i mille abitanti, si rese indispensabile un ampliamento. Nel 1577 pertanto iniziarono i primi lavori che terminarono ben 13 anni dopo.

Nel 1593 durante l’arcipretura di don Giovanni Valentini vennero collocati gli infissi delle porte d’ingresso e furono scolpiti, sul fregio della cornice che adorna la porta che fronteggia la piazza, i seguenti versi:

“Hic aditus Salve, haec stat ianua semper aperta. Vos ergo hic summo reddite vota Patri.”

Nel 1628 con don Francesco Maria Alamanni venne acquistato l’organo costruito da Giovanni Battista Olgiati di Como e Tommaso Mauro di Muro Leccese.

L'organo è posto in alto lungo la parete sinistra della chiesa. La cassa, di forma rettangolare, è in legno intagliato e dorato ed è sormontata da un frontone spezzato. Molto eleganti sono le decorazioni.

Durante l'arcipretura di Don Giuseppe Valentini, dal 1669 al 1672, fu costruita la campata dell’abside. Fu lo stesso arciprete ad interessarsi della realizzazione del campanile, della torretta per l’orologio e del coro in legno.

Vennero quindi stuccate e indorate la volta e le pareti dell'abside, nella quale trovarono degna collocazione parecchie opere del frate Angelo da Copertino, famoso per essere stato dal 1658 al 1668 Conservatore delle Pitture Vaticane e per aver dipinto quadri per diverse chiese del Salento.

Sempre nel nostro comune, nel Convento dei Frati Cappuccini, frate Angelo da Copertino realizzò la bellissima pala d'altare Visione di San Francesco, che oggi è custodita nella nostra Chiesa Matrice.

Nel 1683 fu iniziata la costruzione del Cappellone di S. Antonio da Padova, oggi Altare del Crocefisso.

Nel 1694 venne costruito il Pulpito ligneo caratterizzato da una cassa a cinque facce e decorato in foglia oro su bianco con motivi floreali e vegetali.

Nel 1704 avvenne la realizzazione delle decorazioni e degli stucchi ad opera di Cesare Penna junior sulla volta antistante il presbiterio che, l'anno successivo, fu impreziosita da alcuni affreschi eseguiti dal Sac. Giuseppe Andrea Manfredi.

Nel 1716 venne acquistata la bellissima statua lignea della Madonna del Rosario.

Questa statua ha un'origine controversa: secondo alcune ipotesi, infatti, la sua provenienza sarebbe veneziana, secondo altre napoletana e, in particolare, sarebbe opera dell'artista Nicola Fumo.

Il suo viaggio verso Salve, fu particolarmente avventuroso, visto che la nave che la trasportava naufragò. La statua fu tuttavia recuperata e restituita ai fedeli salvesi. È del 1781 invece, la costruzione dell'Altare dell'Immacolata mentre quello di San Vito fu realizzato nel 1807.

Verso la fine del XIX secolo venne ammodernato l’altare maggiore in pietra leccese che fu sostituito con dei nuovi marmi colorati, mentre il pavimento della chiesa fu fatto con il bianco ed il nero di Carrara. Questi lavori vennero ultimati nel 1885.

Nel 1582 iniziarono i lavori per la costruzione del Monastero dei cappuccini, il primo nel Capo di Leuca, che ospitò i monaci per tre secoli, fino alla fine del 1800.

Nella notte tra il 23 ed il 24 dicembre del 1931 un incendio bruciò tutti gli scanni del coro e le altre suppellettili ivi presenti.

Palazzo Carida-Ramirez

È realizzato su due livelli, con arcate al pian terreno ed una loggia finemente decorata al piano nobile.

Palazzo Carida o Ramirez, al cui interno si possono ammirare il bel giardino e le meravigliose volte affrescate dell'800, rivela un gusto chiaramente spagnoleggiante.

Già sede in passato della scuola media di Salve, attualmente ospita nei suoi locali il Centro Polivalente, il Servizio di guardia medica e la sede di alcune Associazioni cittadine.

Le Case "a corte"

Sono le tipiche abitazioni del centro storico salvese, in particolare di via Persico e di via Marsini.

Sono caratterizzate dal fatto di far fronte tutte su un unico cortile comune, nel quale si accede mediante un unico portale d'ingresso.

E' nella corte che si svolgeva gran parte della "vita sociale" dei nostri antenati. Tempi e luoghi caratterizzati da una ricchezza di rapporti umani e da autentica solidarietà.

Frantoio Ipogeo "Le Trappite"

Nel territorio di Salve è possibile contare circa una ventina di frantoi ipogei. L’unico visitabile è il frantoio “le trappite” interamente scavato nella roccia e risalente al 1601.

Il frantoio è caratterizzato da due entrate che conducono nella grande grotta centrale con la vasca, la macina e i torchi.

Intorno all’ambiente principale, sono state ricavate delle grotticelle più piccole, destinate al deposito di olive e dormitorio dei frantoiani.

Il Convento dei Francescani

La sua costruzione risale al 1580. Sul finire del 1500, a causa di una persistente siccità, una grave carestia colpì la popolazione salvese.

Ai salvesi mancava il pane e non trovavano grano. Decisero allora di rivolgersi a Dio, sottoponendosi ad una settimana di penitenza e di preghiere.

A tal uopo chiamarono uneminete predicatore cappuccino, tal herubio Dalle Noci, affinché con le sue fervorose meditazioni e l’intercessione della Vergine Maria, si potesse ottenere il desiderato miracolo.

“Nella perplessità di scoraggiamento, inaspettatamente un mattino trovarono la piazza coverta di molti venditori di granaglie da parti diverse convenuti. La popolazione si riempì di stupore e lo tennero a miracolo, e proposero, per voto, di chiamare i maschi nascituri col nome di Cherubino e le femmine Maria. In si fortunato contento svegliò il desiderio del Monastero, e simpatizzando coll’ordine del predicatore, deliberarono fondarlo pei RR. P.P. Cappuccini”

Era il 1580 quando sulla collina a Sud-est della Chiesa Madre i Salvesi edificarono il Monastero circondato da giardini e ulivi. Vi potevano soggiornare fino a venti padri Cappuccini, che traevano il necessario per la loro sopravvivenza coltivando un grande giardino adiacente.

Salvato per miracolo dalla confisca durante il decennio della occupazione napoleonica, il monastero continuò ad essere, per alcuni decenni, il riferimento devoto della nostra popolazione.

Con l’Unità d’Italia e con l’approvazione delle leggi Guarentigie che regolava i rapporti tra il nuovo Regno d’Italia e la Santa Sede, il nostro monastero divenne bene dello Stato e finì per chiudere i battenti, passando a proprietà demaniale ed adibito per alcuni anni a caserma dei doganieri.

I rapporti tra i monaci non furono sempre idilliaci: lo riferisce un manoscritto trovato casualmente tra le carte comunali verso gli ani Sessanta.

Nel principio del XIX secolo, c’era un monaco mediocremente istruito e poco libertino, tanto che corteggiando una bella giovane di facili costumi, ne ottenne un appuntamento notturno, Però di tutto ne erano informati il Dot. Cardone Andrea ed il Dott. Pasquale Ponzetta, che erano pure dei preferiti della ragazza.

Avvenuto l’appuntamento il monaco si svesti prendendo letto. Allora uscirono i maniglodi armati di una grossa seringa per uso clisteri ai cavalli piena di oltre tre litri di olive nere e a viva forza e gli fecero ciò che lui era pronto a fare alla ragazza. Il monaco fuggi al convento lasciando per strada tutto quel liquido e il materiale che portava in corpo.

Il giorno dopo si mise a scrivere una serie di ingiurie nei confronti dei salvesi (barbari, invidiosi, traditori, genti malefiche, covano veleno, pettegoli) e mandò la carta agli autori.